
Per una volta mi tocca smentire il mio amico e compagno di scuola Renato Lombardi il quale mi accredita spesso l’invenzione della formula alla base di questa iniziativa di successo; in realtà l’idea me la ispirò Bruna Rondoni, amica mia e di tutto il Circolo Pescatori. Un giorno eravamo seduti a tavola alla Pantofla con una delle tante delegazioni straniere che lei accoglie sempre in modo impeccabile e cordiale ed accompagna nei luoghi più suggestivi della città alla scoperta della sua identità più autentica e dei suoi personaggi più caratteristici. Ad un tratto, fra una canzone dei Trapozal e l’altra, mi fa: “Voi non avete idea di quale patrimonio avete per le mani!” Poi, vedendo la mia faccia stupita, precisa: “La gente che noi accompagniamo qui rimane affascinata dall’atmosfera che si respira al Circolo, dall’allegria, dalla simpatia e dalla cordialità dei personaggi. Dovreste organizzare delle visite, degli incontri, dove spiegare ai turisti la vostra storia e la vostra filosofia di vita! Queste parole mi sono rimaste in testa e mi hanno portato a concepire il “format” (oddio, che mi succede? Ci sono cascato anch’io!). Ne ho parlato con le ragazze che lavorano al Cervia Turismo (oggi Fondazione Cervia In) per capire se poteva funzionare come momento di scoperta della Cervia più autentica e meno conosciuta e se a loro interessava proporla ai turisti, anche attraverso gli albergatori, fra le altre escursioni che loro gestiscono. Il ritrovo è alle 17 dei giovedì d’estate sotto la Torre San Michele, sede della Fondazione e dell’uff. Informazioni turistiche centrale (le prenotazioni si raccolgono in tutti i 4 punti informazioni della città).
Dopo il benvenuto gli ospiti ascoltano una breve relazione dello storico Renato Lombardi, che è anche consigliere del Circolo e responsabile delle sue attività culturali, indispensabile per contestualizzare la visita del Borgo Marina nella storia della città del sale. Sorrido sempre nel notare lo stupore dei turisti nell’apprendere che il Magazzeno del sale e la Torre San Michele furono costruiti, alla fine del 1600, a 100 metri dal bagnasciuga che, allora, avrebbe lambito l’attuale ponte levatoio e che il Borgo Marina al tempo non esisteva proprio; cioè il suolo sul quale sorgerà il Borgo era ancora sott’acqua in quanto la linea di costa si spostava verso levante in media di un metro all’anno (d’altra parte al tempo dell’antica Roma la linea di costa coincideva all’incirca con l’attuale SS 16). Poi la passeggiata si dipana lungo il Borgo Marina con una prima sosta a rendere omaggio alla Lancia Maria, l’imbarcazione del 1949 con vele al terzo recuperata dai volontari del Circolo, dopo averla ricevuta in donazione dalla famiglia Benini, grazie al lavoro appassionato e competente di 4 suoi volontari che non ringrazieremo mai abbastanza e che hanno lavorato gratuitamente in condizioni difficili nei mesi invernali per riportarla in vita. La sosta offre lo spunto per descrivere la dura e pericolosa vita dei pescatori ai tempi in cui si navigava e si pescava a vela dato che la motorizzazione della nostra flottiglia peschereccia è avvenuta solo a partire dalla metà degl’anni ’50.


Passato il ponte levatoio si entra nel Borgo propriamente detto, quello che fu abitato dai marinai provenienti in maggior parte dai centri del delta del Po, soprattutto da Chioggia, Goro e Comacchio, e che hanno popolato il nostro Borgo fra ottocento e novecento. Questa nuova comunità era inizialmente staccata e poco integrata con la Cervia del primo nucleo storico; basti pensare ai dialetti parlati dai marinai che i salinari faticavano a comprendere. Ne sono prova i cognomi ancora radicati nel Borgo Marina che tradiscono chiare origini venete: Padoan, Ravagnan, Penso, Ranzato, Bonaldo ecc. D’altra parte le relazioni fra salinari e pescatori non dovevano essere nei primi tempi molto sviluppate: i salinari, pur facendo una vita di fatica e sacrifici, si sentivano comunque garantiti dalla produzione del sale nella salina che avevano in concessione. Questo consentiva la sopravvivenza delle loro famiglie, e forse guardavano dall’alto in basso i pescatori che erano comunque stranieri e che rischiavano la vita per strappare al mare i suoi frutti, con imbarcazioni spesso precarie, senza strumenti di comunicazione e dovendo soggiacere alle condizioni meteorologiche che, specie in inverno, impedivano per lunghi periodi la pesca. Faccio sempre sorridere i nostri ospiti raccontando che i matrimoni fra appartenenti alle due comunità per molto tempo erano più unici che rari.
Si diceva che un salinaro non avrebbe mai concesso volentieri la figlia in sposa ad un pescatore per paura di mandarla incontro ad una vita di stenti: forse uno dei primi che convinse un salinaro a dare a lui, figlio di pescatori, in sposa la figlia fu proprio Luigi Padoan che è sempre lì con noi ad accompagnare la visita sia come testimone e conoscitore del Borgo che come canterino membro del gruppo i Trapozal che fa capo al Circolo. Un’altra curiosità che incontra l’interesse dei nostri ospiti è certamente costituita dalle tavolette di ceramica che contraddistinguono le case dei pescatori e che riportano i colori ed i simboli delle famiglie che abitano, o che abitavano, quelle case. Guardando dal ponte levatoio verso il mare quelle case a schiera dai colori diversi riportano alla mente quelle delle isole venete (Murano, Burano ecc) e degli altri centri del polesine da Comacchio a Chioggia. Anche qui, dietro la facciata, i cortili brulicavano di vita dato che ognuna di quelle case ospitava diverse famiglie, spesso consanguinee: quei cortili erano la prima scuola dell’infanzia per quei bimbi prima che provassero la dura vita di mare imbarcati dall’età di 10/12 anni, magari dapprima solo nei mesi estivi, quando erano liberi dalla scuola, poi per tutto l’anno, a meno che non avessero avuto la fortuna di essere avviati “a bottega” da qualche parente o conoscente come apprendista. Il cortile che più si presta per una sosta del gruppo è quello che si nasconde dietro l’ultima delle case a schiera della fila, dove spesso incontriamo il m° Fulvio Penso, musicista e figlio di marinai per generazioni.


Lo troviamo mentre si accinge a predisporre quell’angolo dei ricordi per l’esposizione dei quadri suoi e di altri 3 artisti per la serata del giovedì, appunto, quando il Borgo viene invaso dai turisti attratti dal mercatino degli artigiani, dagli artisti di strada e dalla concentrazione dei ristoranti. La sera poi i visitatori più curiosi, fra i tanti che affollano il mercatino, si affacciano al cortile e scoprono un angolo dove il tempo sembra essersi fermato: un tavolino pieno di bottiglie e di leccornie sotto un grande oleandro dove si conversa amabilmente d’arte e di mare e dove gli artisti ti accolgono con la consueta cordialità. Poi, se insisti, possono anche illustrarti le loro opere, ma la finalità commerciale è l’ultimo dei loro pensieri; se proprio vuoi farli contenti accetta una fette di ciambella ed un bicchiere di vino e torna a trovarli!
Proseguendo per la nostra passeggiata (siamo già verso le 18) ci affacciamo al piazzale che ospita il monumento ai pescatori pensato e voluto dal poeta e marinaio cervese Carlo Nava: la colonna contiene alcuni dei suoi versi dedicati al mare ed alla dura vita dei pescatori. A due passi la targa che ricorda la visita di Giovanni Paolo II (papa Wojtyla) che l’11 Maggio 1986, in un giorno di grande festa che nessun cervese potrà mai dimenticare, celebrò lo Sposalizio del Mare che è la ricorrenza più importante e sentita dalla nostra comunità dal 1445. Attraversiamo il mercatino dei pescatori, oggi meno affollato di un tempo perchè anche la pesca, come il resto del mondo, è cambiata ma che al mattino ospita ancora qualche banco dove i pescatori vendono il prodotto del loro lavoro. Ma alle nostre chiacchiere, a questo punto, cominciano a sovrapporsi le note che provengono dalle tavolate del Circolo Pescatori: sono i Trapozal, il gruppo di canterini nato all’interno del Circolo (a cui è dedicato un apposito capitolo in questo libro), che ci accolgono con gli stornelli e le cante romagnole che mettono già allegria e preludono alla degustazione della merenda del pescatore. C’è giusto il tempo di affacciarsi all’interno del Circolo e cogliere l’atmosfera emanata dalle foto appese ai muri che parlano di marinai, di lavoro, e di momenti conviviali ma anche di ex voto di marinai scampati ad incidenti in mare. Nella sala principale del Circolo ritroviamo i colori ed i simboli che già avevamo conosciuto nelle piastrelle di ceramica sulle case del Borgo. Le stesse qui sono tutte esposte in fila nella grande sala da pranzo, un tempo sede del mercato ittico all’ingrosso dove il banditore metteva all’asta le partite di pesce di ciascun peschereccio. C’è anche il tempo per uno sguardo ai curiosi oggetti appesi al muro esterno che guarda il canale: sono un piccolo campione di quanto di più strano sia stato raccolto dai pescatori in fondo alle loro reti una volta issate a bordo, dalla mandibola di una balena agli attrezzi da pesca.